Leclerc conquista la vittoria al Gran Premio di Monza, i tifosi in festa all’autodromo

Leclerc replica un altro bel successo che aveva già ottenuto all’Autodromo Nazionale nel 2019 e, bissando il successo del Principato, porta a casa la seconda vittoria del 2024. La Ferrari torna a vincere il Gran Premio d’Italia dopo cinque anni ed è importante per dimostrare quanto l’atmosfera unica che si crea in queste situazioni sia fondamentale per spingere la gestione di Liberty Media a non trovare scuse per tutelare le piste storiche. Sebbene diverse nel setup delle auto, che richiedono cioè ‘pezzi’ e calibrazioni differenti rispetto alla maggioranza degli altri tracciati, queste due gare ‘monumentali’, come direbbero nel ciclismo, sono l’essenza di questo sport, simboli di una tradizione che merita di essere ripetuta, conservata e valorizzata ogni anno. Proprio pochi giorni fa infatti il Censis ha presentato uno studio rinnovato sull’impatto economico del Gran Premio d’Italia sul territorio e l’industria: non è come l’estate per lo sci in montagna, non c’è ‘piano B’. La Formula 1 è indispensabile per Monza e altrettanto è bene ricordare alla Formula 1 che è bello ed è giusto che nel suo calendario non vengano mai a mancare né Monza né Monaco. Perché altrimenti, senza la passione della gente e le ‘storiche cornici’, il circus non sarebbe più la stesso.
E così Leclerc ha saputo firmare il suo secondo capolavoro nell’anno. Due prove opposte ma sapientemente messe sotto tiro dagli uomini di Vasseur. Obiettivi centrali per rimanere nella storia. Traguardi necessari per ben figurare, per il pilota, per la squadra, per gli sponsor. Non bisogna però illudersi che la Ferrari sia competitiva per il resto della stagione. D’altra parte si sa che ad esempio la Red Bull, che comunque non vince da più di sei gare, non aveva dedicato altrettanto budget per lo sviluppo di una specifica ala allo scopo di limitare l’utilizzo delle residue risorse a un momento successivo della stagione, poiché ripetuti altri appuntamenti consentono una maggiore condivisione di parti.
In questa edizione numero novantaquattro si parla quasi di ‘miracolo’ perché dalle qualifiche era emersa una presunta imbattibilità della McLaren, anche se con distacchi non molto aperti. Quello che è emerso sin da subito è il pilota. Nonostante una prima fila tutta McLaren potenzialmente impenetrabile, all’atto pratico il migliore al cronometro, Norris, si è fatto immediatamente infilare da Piastri. Contemporaneamente, il terzo, George Russell, ha fatto un ‘dritto’ ed era pure danneggiato, tanto da farsi ‘denunciare’ via radio per presunta pericolosità da Perez. Le posizioni perse alla prima chicane come nelle categorie minori hanno così immediatamente avvantaggiato prima di tutto Leclerc che, approfittando anche di una scaramuccia fra le due monoposto arancioni, ha messo il suo musetto in seconda posizione già prima della Roggia.
Giro dopo giro, Charles si ritrova presto in testa perché ha scelto di rischiare la sosta unica. È stato bravissimo lui e c’è da dire che pure la macchina ha saputo cavarsela bene in condizioni difficili. Ha retto innegabilmente meglio il degrado. Che non è scorretto definire eccessivo. Anzi, per meglio dire, oltre ogni previsione. Di Pirelli, per prima. E quindi anche di McLaren e degli altri avversari.
Invece oggi ha funzionato tutto: macchina, pilota e la strategia del muretto. Il caldo, insomma, è stato amico delle rosse. E quando mancavano meno di dieci giri, a onor del vero, c’era pure Sainz subito lì dietro. C’era la possibilità di fare uno due teorico. Ma il consumo, soprattutto delle coperture anteriori, era diverso. Così il podio è stato culminato da Leclerc con dietro Piastri e Norris. Sainz, quarto, poteva sognare di più ma comunque porta a casa la soddisfazione di essere arrivato davanti ad Hamilton, prudente nella sua costanza, e da Verstappen, che si era qualificato in quarta fila con Perez. Solo settimo Russell: non ha mai saputo riportare la sua vettura davanti agli altri e, mentre gli altri si sono approfittati dei suoi errori, all’inglese non è bastata neanche la sfortuna altrui, come nel caso dei 6.2 secondi di pit-stop eccessivamente lungo del campione in carica, che hanno favorito solo Hamilton.
